giovedì 23 maggio 2013 | 18:53

Il fatto

Quando il turismo è una chimera. Stesi in riva al mare tra l'immondizia

L'esperienza vissuta da un gruppo di studenti di Ingegneria dell'Università di Cosenza in compagnia di alcuni colleghi stranieri che hanno pensato di trascorere qualche ora sulla spiaggia di Paola. I paolani si giustificano: «E' colpa della festa di San Francesco»

di VALERIO PANETTIERI

Quando il turismo è una chimera. Stesi in riva al mare tra l'immondizia

Rifiuti e bagnanti sulla spiaggia di Paola

PAOLA – Poveri studenti ingenui che ancora sognano le calde spiagge incontaminate del Tirreno cosentino. Questa volta a farne le spese è un gruppo di studenti di ingegneria dell’Unical, che grazie all’Asi-Unical, ovvero l’associazione studenti di ingegneria, ha organizzato uno scambio culturale di tutto rispetto con studenti finlandesi, polacchi, turchi, portoghesi e serbi. Quale occasione migliore per potersi godere il sole e la spiaggia calabrese. 

Ma stando a quello che ci scrive lo studente Vincenzo Calizzi le cose non sono andate proprio come previsto quella maledetta domenica del 13 maggio. La festa del Santo ormai è passata, la sbornia elettorale paolana invece è tutta da smaltire e sulla spiaggia si riversano in tanti, compresa la delegazione europea accompagnata dagli studenti.

Lo spettacolo è effettivamente pietoso: «una discarica di spazzatura - dice Vincenzo - a perdita d’occhio». Alla faccia della Calabria bellissima e del suo mare, con schiumetta annessa, tutto da scoprire. Ma non si tratta dei soliti rifiuti trasportati dal mare, degli scarti di qualche discarica (perché anche questo succede, è inutile negarlo) o di qualche pezzo di legno. Ci sono bottiglie, carta straccia, oggetti d’uso comune, scarti di cibo, buste e sacchetti vari. Roba di tutti i giorni, che in tanti, tantissimi più che altro, hanno lasciato sulla spiaggia. 

Eppure di gente se ne vede a perdita d’occhio, tutti indifferenti a sfoggiare il costume da bagno facendo lo slalom tra la schifezza. Ovviamente Vincenzo arrossisce, non sa come spiegare tutto questo agli studenti europei, s’informa, chiede ai vicini di ombrellone che rispondono con la scusa più lapidaria della storia paolana: «Qualche giorno fa c’è stata la festa di San Franscesco».

Perché un Santo si sa, movimenta centinaia di persone e volentieri chiude un occhio su queste cose. Forse però qualcuno dell’amministrazione qualche domanda dovrebbe farsela. Va bene che ormai Perrotta ha finito il suo periodo amministrativo, che Ferrari si dà già per stravinto e richiama spesso alla “new wave” scopellitiana in arrivo a Paola, ma ci piace ricordare che la festa del Santo è finita il 4 maggio. I fatti risalgono al 13. Nove giorni di differenza per ripulire una spiaggia sono davvero troppi. 

Non ci voleva neanche un astrologo per capire che quella domenica si sarebbero riversati in tanti sulla spiaggia. E così i giovani ingegneri sono rimasti in spiaggia con l’amaro in bocca, coscienti di non aver fatto neanche una bella pubblicità al mare calabro, almeno da queste parti. Un vero peccato. Chissà cosa si inventeranno, con quella inutile parata di starlette, i vertici della Regione per fingere, in uno spot, di avere il mare più bello del mondo. Miracoli di San Photoshop. Amen.

giovedì 17 maggio 2012 12:01

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Terra senza speranza

18/05/2012 12:15

Postato da giancarlo201

Sono andato via dalla Calabria più di quaranta anni fa ma,nei periodi di ferie spesso ritorno alla mia vecchia casa dove sono nato e dove sono conservati i ricordi degli affetti. Purtroppo negli anni il sudiciume sulle spiagge,in montagna e ai lati delle strade hanno gradualmente sostituito uno dei più belli ed,a volte, aspri paesaggi d'Italia.La incultura del rispetto delle cose comuni ed il riferimento esclusivo al clan,sia esso familiare,amicale o di territorio hanno fatto si che la coesione sociale ed il riconoscimento in una comune identità abbiano fatto scarsamente presa sulla stragrande maggioranza della popolazione calabrese.Tutto quello che non è vicino e affine appartiene ad altri e sono gli altri a doversene occupare.In sostanza io faccio i miei comodi e che gli altri si arrangino.Questa mentalità,dura a morire,è la maggiore responsabile del degrado calabrese e fa si che questa regione resti ai margini del sistema Paese ed abbia un peso residuale ed ininfluente nelle scelte.

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